Un’altra dieta? Meglio di no.

Il mio approccio si può sintetizzare così: “La nutrizione non è fare la dieta”.

I piani alimentari sono poco utili se non si guarda la persona anche nel suo contesto esterno (ambiente, lavoro, famiglia, impegni) e, soprattutto, interno (come si vede, cosa rappresenta per lei il cambiamento, i pro e i contro di raggiungere, o meno, l’obiettivo desiderato).

Per questo motivo cerco di valorizzare e sostenere il più possibile le scelte autonome nell’alimentazione sia nel caso di “cosa mangio?” che nel caso di “in che modo lo mangio?”.

Aiuto a trovare un equilibro tra gli alimenti favoriti, specialmente se percepiti come da “non dieta”, e il resto dell’alimentazione. Sono convinto che la contrapposizione ideale tra alimenti “da dieta” e quelli “tabù e vietati” – ormai comunissima – sia una delle cause principali di sofferenza in ambito alimentare.

Inoltre, credo fermamente che una strategia/cambiamento/soluzione quando nasce da noi sia molto più efficace di un’imposizione esterna e, per questo motivo, intervengo con indicazioni precise solo quando serve e per un tempo limitato.

Per quanto riguarda il “quanto mangiare” cerco di favorire la determinazione delle porzioni utilizzando la mano, il metodo del piatto, gli oggetti di uso comune e le proprie sensazioni di fame e sazietà. Uso le grammature se necessario e, in questo caso, non sono fisse ma spaziano all’interno di un range di valori.

Promuovo la valutazione del percorso attraverso indicatori interni e personali come il senso di energia, la qualità del sonno, in che modo si arriva a fine giornata e il senso di soddisfazione ai pasti.

Bilancia, circonferenze, valutazione bioimpedenziometrica possono avere il loro ruolo, ma secondario rispetto agli indicatori interni.
Questi strumenti sono tanto più utili quanto più il peso e la forma corporea diventano “strumenti di lavoro” come nel caso di chi fa sport ad un certo livello.
In tutti gli altri sarebbe meglio chiedersi se vale la pena dare peso a dei dati che, tutto sommato, sono fini a sé stessi.

Se ci sono le condizioni – e di comune accordo – propongo strategie volte a migliorare l’igiene del sonno, l’approccio ai pasti e per la gestione dello stress quotidiano.
Questi aspetti, infatti, influenzano direttamente la nostra alimentazione (in quantità e qualità) e il modo in cui il nostro corpo gestisce i nutrienti assunti.

Questo approccio è indicato per chi ha voglia di ripulirsi dalle informazioni e credenze errate e vuole riprendere in mano la propria alimentazione in autonomia ottenendo dei risultati (anche nell’aspetto estetico) “propri” e non dovuti ad interventi massivi esterni.

Un approccio del genere richiede tempo e la curiosità attiva di provare e scoprire cosa ci fa del bene e cosa ci è meno utile: può, quindi, non essere l’ideale se si è in cerca di risultati immediati.