
Come il refuso del titolo, ma lo lascio, ci sta.
Quando chiedo come va e come procede alle persone che seguo, a volte mi sento rispondere: “Non sto seguendo la dieta alla perfezione.”
Questa risposta, spesso, sembra un modo per mettere le mani avanti: in parte una giustificazione, in parte un tentativo di prevenire eventuali “bacchettate”. Per alcuni, potrebbe persino rappresentare una forma di disappunto, una velata critica per il fatto che non sono riuscito a “indovinare” la dieta perfetta al primo incontro.
Qualunque sia il motivo dietro questa affermazione, ogni volta rispondo sempre con la stessa parola: “MEGLIO.”
Ci sono diversi motivi per cui non si riesce a seguire la dieta alla perfezione, e ognuno di essi rappresenta un’occasione per capirsi meglio. Le difficoltà possono dipendere da fattori su cui si può lavorare (come l’organizzazione o la fantasia in cucina), da fattori su cui si può intervenire solo in parte (come il ménage familiare o le trasferte di lavoro), oppure da fattori su cui è difficile agire (come la fame che si presenta solo in determinati momenti o orari).
Ogni blocco, pausa o difficoltà è un’opportunità per valutare se è possibile fare qualcosa e capire se quell’intervento, alla fine, porta a sentirsi meglio o peggio.
A volte, questo può significare modificare la dieta in modo apparentemente “negativo”. Se ridurre una porzione di verdure abbassa lo stress nella preparazione dei pasti e permette di mantenere la dieta più a lungo senza fatica, allora è una scelta valida, anche se si perde una porzione di alimenti salutari. Un piatto surgelato pronto, consumato a cena al posto di uno preparato con cura, può essere la soluzione migliore se l’alternativa è finire un pacco di biscotti intinti in crema spalmabile davanti alla TV. Entrambi non sono pasti ideali per una dieta, ma uno è sicuramente peggiore dell’altro.
Saltare la colazione a favore di uno spuntino pomeridiano più abbondante non è sbagliato se non si ha fame al mattino, ma appena rientrati a casa dal lavoro l’appetito si riapre: si tratta semplicemente di seguire la propria fisiologia personale.
Lasciare sempre la cena “libera” non significa svolgere male il lavoro di nutrizionista, soprattutto se la persona vive in un contesto familiare che non permette di curare i pasti serali. Non riesce per troppa stanchezza o perché è il consorte a cucinare e si potrebbe offendere se non si mangia ciò che prepara. Solo il tempo potrà stabilire se un approccio di questo tipo funziona per gli obiettivi desiderati (come la gestione del ménage familiare o la perdita di peso) o se sarà necessario apportare dei ritocchi.
Come mai? Magia? Non proprio. Una dieta può funzionare anche se seguita all’80%, al 60% o persino al 10%. Non esiste alcuna regola assoluta che imponga di seguirla alla lettera per ottenere dei risultati. In molti casi, basta migliorare un solo aspetto, come fare una buona colazione, per innescare un cambiamento positivo (Migliora benessere e aspetto fisico cambiando solo la colazione). Qualsiasi stimolo diverso dal solito – alimentare o meno – può generare un cambiamento, e i cambiamenti portano sempre dei risultati, desiderati o meno.
C’è poi un altro aspetto da considerare: seguire una dieta ha un costo in termini di impegno, denaro e tempo. Seguirla “abbastanza bene” comporta un certo prezzo; seguirla “alla perfezione” può costare due, tre o anche dieci volte tanto. Questo prezzo non si paga solo con tempo, impegno e risorse economiche, ma anche a livello di stress mentale e fisico. E lo stress non è qualcosa di astratto: ha effetti diretti sull’equilibrio ormonale e, di conseguenza, sul fisico.
A volte, bisognerebbe chiedersi se non sia meglio – anche in termini di risultati estetici – “fare di meno” piuttosto che “fare di più”.
Osservare come le persone che affrontano la dieta con filosofia e la adattano alla propria vita ottengano risultati migliori rispetto a chi cerca di seguirla in modo perfetto dimostra una verità fondamentale: in ambito alimentare, è più importante aiutare le persone a vivere bene il proprio percorso piuttosto che costringerle a seguire approcci rigidi come il “proprio metodo”, la “conta delle calorie” o le “frequenze di consumo” prestabilite.
D’altronde, se è vero che ognuno di noi è unico, anche la dieta deve esserlo. Non può essere uguale al “Metodo XYZ”, né rientrare negli schemi standard delle diete da 1400, 1600 o 1800 kcal, o nelle regole rigide come “uova e carne rossa non più di due volte a settimana”
Ogni piano alimentare dovrebbe riflettere le esigenze, i ritmi e le abitudini personali di chi lo segue.
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